Il 20 settembre 2025 mi sono imbarcato sull’aereo per la Turchia dall’aeroporto di Milano Malpensa con uno zaino pieno di aspettative e con quella sensazione familiare che accompagna ogni nuova partenza: un misto di concentrazione, adrenalina e desiderio di andare incontro all’ignoto. La meta era una di quelle che da tempo mi chiamavano, silenziosa ma costante: il Monte Ararat, la vetta più alta del Paese con i suoi 5.137 metri. Un gigante solitario al confine tra Turchia, Armenia e Iran, carico di storia, simboli e leggende millenarie. Non è una montagna qualsiasi ma un luogo che evoca racconti biblici, conflitti irrisolti e identità forti. Al contempo un ambiente alpinisticamente interessante, con condizioni mutevoli e una morfologia che impone attenzione, resistenza e pianificazione. Al mio fianco c’era il mio socio Ivan Peri, con cui da anni condivido progetti sul campo, salite alpinistiche e un rapporto solido costruito sulla fiducia e sulla passione per la montagna. Insieme portiamo avanti una collaborazione tecnica con AKU, azienda italiana specializzata in calzature da montagna e outdoor, che ci supporta nel nostro lavoro di guide con prodotti progettati per offrire performance, affidabilità e protezione anche in condizioni estreme. L’Ararat si è rivelato un banco di prova ideale partendo dai suoi pendii rocciosi alle sezioni innevate in quota. Possiamo dire che il terreno ci ha messi alla prova a ogni passo.
Quando Sergio (Sergio Pezzoli n.d.r.) a tarda estate mi ha proposto la salita al Monte Ararat, non ho potuto far altro che accettare senza riserve. Un nome che evoca eventi ed atmosfere bibliche come l’Ararat non poteva lasciarmi indifferente. In realtà, a parte le reminiscenze da ragazzino ascoltate al catechismo, a fatica lo collocavo con precisione sulla carta geografica.
Estremo oriente dell’altipiano turco, a pochissimi chilometri dal confine con l’Iran ed a una trentina di km dal confine Armeno. Il nome Ararat è infatti in lingua armena e proviene dalla Bibbia, mentre in turco viene chiamato Agri Dagi (montagna del dolore). L’ambiente circostante è arido, tipico del medio oriente, a tratti quasi desertico. La montagna è grande, imponente ed elegante; svetta e caratterizza tutto l’altipiano che domina con la sua bianca calotta sommitale, un ghiacciaio bello ed insolito in un ambiente desertico. Lascio a Sergio tutta l’organizzazione del viaggio, c’è da fidarsi a occhi chiusi della sua meticolosità, io a fatica sono riuscito a ritagliarmi questi sei giorni per un viaggio lampo.

Ivan Peri
“Gli anni passati lontano dalle montagne mi hanno reso sempre più amante della libertà che trovo nelle attività in natura.”

Sergio Pezzoli
“Solo quando ti immergerai nella montagna stessa, stabilendo un contatto con lei, capirai quanto sia grande.”

Rock DFS II GTX
Calzatura da avvicinamento tecnico, approach, climbing leggero, per vie ferrate ed escursioni su sentieri di montagna.

Croda DFS GTX
Leggera, agile, precisa ed estremamente confortevole. CRODA DFS GTX è una calzatura da alpinismo ideale per arrampicate e trekking impegnativi in ambiente misto con roccia e ghiaccio.
