Il mio lavoro, sempre più spesso, diventa allora anche questo: mostrare che la convivenza non è un’idea astratta, ma una realtà concreta.
Lo faccio portando chi cammina con me nelle aziende degli allevatori e dei produttori locali, che sono tra i primi a conoscere davvero questo equilibrio. Qui ci sono gli orsi, eppure si produce il miele più buono che abbia mai assaggiato. Qui ci sono i lupi, ma si allevano pecore, vacche e capre all’aperto sui pascoli. Qui ci sono i cervi, ma si coltivano erbe aromatiche e alimentari da cui nascono prodotti d’eccellenza.
Non è una convivenza romantica, né facile. È fatta di lavoro, attenzione e adattamento continuo: recinzioni, cani da guardiania, notti lunghe. Ma è anche fatta di una conoscenza profonda del territorio e di una consapevolezza che altrove si è quasi persa: quella di non essere gli unici abitanti legittimi di questi luoghi.
Lo racconto anche attraverso il contatto con gli abitanti del posto, che nella grande maggioranza dei casi sono consapevoli e orgogliosi di vivere in un territorio condiviso con gli animali selvatici. Non perché ignorino i problemi, ma perché ne riconoscono il valore.
Quando porto le persone in escursione e racconto queste storie, vedo cambiare qualcosa. La paura lascia spazio alla curiosità, poi al rispetto. Capiscono che il lupo non è un’ombra minacciosa nei boschi e che l’orso non è un intruso, ma una parte integrante di questo ecosistema, tanto quanto i faggi, i cervi o i torrenti.
Il mio lavoro è anche questo: creare un ponte tra chi arriva da fuori e guarda questi animali con timore o diffidenza, e chi qui è cresciuto sapendo che condividere lo spazio è l’unica strada possibile. Non si tratta di convincere, ma di far vedere. Di far ascoltare. Di riportare l’esperienza al centro.
Poi, certo, il mio lavoro è fatto anche di vette, fatica e panorami che tolgono il fiato. Ma in questo periodo sento che accompagnare le persone a comprendere questo equilibrio fragile e prezioso sia una delle responsabilità più importanti che ho. Perché la convivenza con i grandi carnivori non è solo una questione locale. È una domanda che riguarda tutti: che posto vogliamo occupare nel mondo naturale?
Qui, nel Parco d’Abruzzo, una possibile risposta esiste già. Basta avere la pazienza di camminare abbastanza a lungo per iniziare a vederla.