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MONTE ROSA - PIRAMIDE VINCENT

Da un posto ad un altro, nulla di più

Che cos'è la meteo?!

Foto e Testo di Piero Carniel

Sembra strano, a gennaio, pensare ai 38° dell’estate scorsa. Sembra altrettanto strano, a gennaio, vedere i pendii delle montagne venete completamente sgombri di neve. Quello che sembra strano è ora la normalità, la stessa medaglia che si presenta con i suoi due lati. Ce ne accorgeremo quando mancherà l’acqua che non si è accumulata come neve sulle montagne, quando mancherà la neve anche a 4000 mt e l’alpinismo d’alta quota, che si pratica d’estate, sarà l’unico modo per incontrare l’inverno.

38° a Bologna. Ci passo alla svelta nella mia macchina senza aria condizionata. Salgo subito verso i colli, Luigi abita lì dove si respira: in altura. Scontato parlare del tempo quando si va in montagna, la meteo è un fattore determinante. Lo 0 termico lo mettono oltre i 5000 m s.l.m. Qualche giorno prima mi trovavo sulle Pale di San Martino e qualcuno, qualcuno con l’esperienza che gli segnava il volto, mi disse che non ricordava bene quando fosse già successo. Fa caldo: è un dato di fatto. 
Luigi e Sandro sono sul divano e già dai messaggi della chat avevo capito che qualcosa non quadrava: per la settimana a venire mettono brutto tempo su tutto l’arco alpino, su tutto il Nord Italia. Me lo avevano detto che per andare sul Rosa la prima di luglio non è buona. Chi me lo disse era anche lei segnata dall’esperienza che, con i tempi (atmosferici) che cambiano, non è che sia gran che utile.
Sandro parla di Gran Sasso, sembra convinto, forse solo lui.
- Non è tanto per la prenotazione ai rifugi - fatele in tempo! - ma se poi andiamo ed è brutto perdiamo anche i soldi della benzina e non facciamo nulla.
Ineccepibile ma inascoltato. Non si vede pioggia da un mese e più, non ricordo neanche più cosa sia la pioggia. Insomma Luigi, Gigi, ed io non gli diamo ascolto.
- Andiamo e poi vediamo.
Quando si va in montagna è sempre una buona idea provare. Almeno lì non c’è nulla di certo, con entrambi i lati della medaglia. 

Mai stato in Valle d’Aosta prima.
Mai stato ad Aosta. - Che poi è bella distante dal Rosa che sconfina in Lombardia. - Se è brutto potremmo farci un giro.
Gigi ride, so che non lo faremo mai. E con il senno del poi posso dirvi che ad Aosta ancora non sono mai stato ma che voglio, ancora di più, andarci.
Domenica sera siamo a Gressoney e poi più su a Staffal. Da qui in poi dimenticatevi il tempo, quello dei giorni, altrimenti non sarebbe una vacanza dalle costrizioni. Non dimenticatevi però del tempo, quello della meteo, che per il giorno successivo mette pioggia per il primo pomeriggio.
Io un poco in montagna ci sono andato, ci abito sotto, ma non ho esperienza di alta quota. So però qualcosa, perchè me lo hanno raccontato o perchè lo ho provato. Una volta ero al rifugio sopra casa, d’inverno, da solo - in montagna non si va da soli. Sarò stato a non più di 100 metri dal rifugio ma avevo completamente perso l’orientamento. Come se nella vostra piazza di casa non foste più capaci di raggiungere il bar: whiteout. Un bel problema se sei in un posto totalmente sconosciuto e magari sopra i 4000 e magari tira anche un vento porco e il tuo compagno a 5 metri col cavolo che lo senti - ma tanto neppure lo vedi e allora è più che altro una presenza, un Babbo Natale alpino, una corda tirata verso la nebbia. Insomma se il tempo è brutto è meglio stare in rifugio o ancora meglio andare al bar o al cinema. C’è una ragione se in montagna l’uomo non ci abita: è un posto inospitale, se ne frega, senza bene e senza male: un dato di fatto.

Croda DFS GTX 

Punta Giordani. Solo un nome. Cos’è? Chi era Giordani? Non lo so. Sono il meno esperto della cordata. Gigi e Sandro ci sono già stati, sono loro le guide. In una giornata di primavera Gigi mi chiamò:
- Vieni sul Rosa?
Il mio primo impulso è sempre quello di dire di no. Ho sempre remore a mollare gli ormeggi ma era un periodo escrementizio e Gigi mi ha rassicurato:
- È solo da avere gamba. Facciamo cose facili.
Non sono però uno sprovveduto totale. I ramponi li ho già messi, so far di nodi e di manovre, solo non li avevo mai fatti lassù. So che in montagna si va per tornarci, a valle, e so che non è scontato: è un dato di fatto. Scarico le relazioni dei percorsi che vogliamo fare, scarico le tracce gps, leggo la cartina e so che gli altri hanno fatto lo stesso e anche meglio di me. Soprattutto Sandro. Sono felice la mattina quando prendiamo gli impianti e quell’enorme massiccio comincia a prendere forma. Non by fair means, visto che usiamo gli impianti, ma le Occidentali non sono le Dolomiti, sono più grandi come spazi. Alla fine Punta Giordani la vediamo solo dal basso, il tempo non è buono e imparo che alle 10.00 di mattina la neve sembra più fango e i ghiacciai ancora meno sicuri. Ogni tanto si sentono degli scoppi, dei fragori, si alza lo sguardo e si vedono cascate di neve molle: distacchi.

Arriviamo al Mantova, alleggeriamo gli zaini e proviamo le manovre di cordata salendo a Capanna Gnifetti. Un tè a 4 euro - avevo guardato i prezzi per non rimanerci male - 2 chiacchiere con dei tipi visti al parcheggio - indovinate su cosa?! Il tempo - e siamo pronti a rientrare a “casa”.

Ho l’occhio clinico per il materiale da montagna e fuori della porta della Capanna vedo una guida che indossa i Croda DFS GTX di AKU, gli stessi che ho io. Non resisto, torno indietro e chiedo:
- Come ti trovi?
- Molto bene.
- Perché hai scelto AKU?
- Ero stufo degli altri brand. So che AKU è un marchio specializzato nelle calzature da escursionismo, ma ne ho sentito parlare bene anche per i nuovi modelli da alpinismo.

Scopro solo dopo che avere “gli altri brand” significa perdere del tempo prezioso, la mattina nella “stanza degli scarponi e della roba” per trovare i propri, di scarponi, sperando di trovarli. Io mi sto trovando molto bene e già ci sono affezionato, mi han portato sul mio primo 4000.

CRODA DFS GTX

Leggera, agile, precisa ed estremamente confortevole.
Croda DFS GTX è una calzatura made in Italy da alpinismo, ideale per arrampicate e trekking impegnativi in ambiente misto con roccia e ghiaccio. Semiramponabile, Croda DFS GTX adotta la tecnologia Elica che favorisce il naturale movimento del piede, per offrire un comfort ottimale anche nelle lunghe giornate in alta montagna.

E se fossero 3999 m.s.l.m.

- Sta fissa del 4000 - dice Sandro - e se sono 3999 non va bene? e se avessimo un sistema diverso dal metrico decimale?
Non so neppure quanti piedi siano 4000 metri, contati in passi sono tanti.
Quella stessa fissa un poco narcisista la ritrovo la mattina, molto presto, la notte… quando un tipo mi tira una spallata nel bagno, e neanche si gira. Sembrano tutti degli automi già fuori sulla montagna, anche se sono ancora al cesso. A me piace godermi la mia toletta la mattina, o la notte.
Partenza ore 4.00. Alle 4.10 siamo in marcia e Gigi è già scazzato per il ritardo. Poco male perché a causa della meteo - pioggia nel primo pomeriggio - non andiamo più alla Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d'Europa, ma “solo” sulla Piramide Vincent 4200 m s.l.m. e rotti. Comunque sopra i 4000 così possiamo collezionarne un altro - il primo per me. Ammetto che è stato una figata. Io che sono più abituato a mettere friend nella roccia ho trovato un’altra attività che non mi va di lasciare ma di coltivare.

Ho pensato, la mattina appena sveglio e poi nel tumulto del rifugio che si prepara, che fosse inutile essere lì, a fare quella cosa. Non mi ha infastidito la sveglia alle 3.00, nonostante l’alta quota sono riuscito a dormire bene e profondamente. In rifugio spesso mi colgono i sogni, così vividi da sembrare una seconda vita. Durante la colazione e i preparativi ero felice, senza pensieri, curioso di quello che capitava intorno ma focalizzato sul trovarmi pronto all’ora stabilita. Ricordo Gigi e Sandro come nella continuazione del sogno notturno: qualche sguardo, qualche parola. Volevo uscire in quella prima piana vicino al Mantova, mettere i ramponi, legarmi con i compagni e andare
La spallata del tipo mi ha destato dai sogni e mi è sembrato di vedere così poco divertimento negli altri alpinisti da chiedermi il perchè di quella cosa. Ripensandoci erano forse tutti focalizzati verso un punto interiore, una meta desiderata che è più interna che esteriore. Ancora mi chiedo se è giusto salire lì dove ci sono così tante persone, se l’impatto che abbiamo sulla montagna sia etico e responsabile. Nel buio della notte priva di alba, le luci delle cordate che salivano per le tracce battute formano una coreografia di linee illuminate, come delle ghirlande estive che adornano il declivio di neve. Stavamo facendo qualcosa di esteticamente bello. Siamo saliti con calma: davanti Sandro, il più esperto; nel mezzo Gigi e ultimo il più scarso, io. Un piede dopo l’altro, senza fretta, arrivò anche l’alba e potei spegnere la frontale. Qualche piccolo crepaccio, intravisto più che altro, e i ramponi che solidi attaccavano la neve ghiacciata. La picca come alpenstock.

La bugia della montagna solitaria

Arrivati in prossimità del Colle Vincent (4088 m s.l.m.) viriamo decisamente a destra verso la Piramide. Un pendio relativamente dolce (grado F) ci ha portati fino alla cima. Mentre salivo ho vissuto quelle sensazioni che provavo negli inverni dell’infanzia, nelle montagne innevate dietro casa. Lo scorso inverno per me non c’è stato. Non è nevicato nella piccola cittadina ai piedi delle Dolomiti e non ha fatto neppure il classico freddo secco. Un anno senza inverno e non mi aspettavo di trovarlo invece, per qualche ora, in piena estate. Una diacronia che la montagna, come spazio altro, mi ha regalato. Il panettone, Piramide Vincent, dove siamo giunti ci ha permesso di stringerci la mano - nel più puro stile classico, bere, rifocillarci, scherzare e fare comodamente delle foto. Ci hanno anche chiesto di spostarci, per le foto di vetta altrui, così da sembrare soli, loro, quando invece eravamo in tanti: bugia della montagna solitaria.
Proposi anche di allungare per il Balmenhorn e poi fino al Colle del Lys ma ero in minoranza e quindi cominciammo a scendere per la stessa traccia. Prima il più scarso, in mezzo quello che deve fare i conti con due corde che si tendono e in fondo il più esperto, pronto  a tenere le cadute. Volevo allungare per sentire come avrebbe reagito il mio corpo, ancora mi sembrava così pieno di energie, ma solo fino all’altezza del Gnifetti. Si sa che vicino “casa” si perde la concentrazione e anche io così sentivo le forze che mi abbandonavano. È il momento di rimanere concentrati, ascoltare il proprio corpo e i suoi movimenti, rimanere totalmente nell’azione che stiamo compiendo: una meditazione in movimento. Andare in montagna è sempre un tornare indietro.

Prima di slegarci ci siamo cercati ancora, i compagni ed io, per sancire la riuscita del piano B e la troppo scontata capacità di saper rinunciare. Strano pensare che alle 9.00 avevamo già “fatto giornata” e non rimaneva che scendere a fondovalle. È stato bello tornare al Mantova e trovarlo nella quiete del lavoro dei rifugisti, ora con il tempo, quello contato dal padrone, di scambiare due parole insieme. Mi sono riappacificato con il rifugio trovandolo così quieto, con poche pacate persone, così come è nell’immaginario, sempre più raro, della montagna.