Il viaggio a Yellowstone non inizia da una destinazione precisa. Il parco nazionale, uno dei più importanti al mondo, è talmente vasto e ricco di stimoli che spesso conviene concentrarsi su piccoli dettagli per non perdersi: come un’impronta di grizzly nel fango. Quel segno ci ha fatto capire subito che stavamo entrando in un mondo a sé, dove ogni passo richiede attenzione. Camminare tra le foreste, le vallate e le scarpate di Yellowstone significa percepire una terra viva, che respira, si muove e racconta storie antiche. Qui non esistono scorciatoie: ogni angolo ha un ritmo proprio, è pieno di vita e dinamico. Per viverlo davvero, bisogna imparare a osservarlo senza disturbare, diventando parte rispettosa del paesaggio.
Le eruzioni dei geyser e le pozze termali sono il cuore pulsante del parco. L’ acqua che sale dalla terra fumante e i colori dei depositi minerali raccontano la geologia di un luogo in continua trasformazione. Percorrendo i sentieri si percepiscono odori intensi di zolfo, il calore che esce dal terreno e paesaggi che cambiano minuto dopo minuto. Qui le condizioni sono eterogenee: laghi, boschi, praterie e zone termali si susseguono, ospitando una fauna sorprendentemente variegata. Tra queste meraviglie spicca il Grand Prismatic Spring, con i suoi colori brillanti e sfumati: dal blu intenso al verde, fino all’ arancione e al rosso dei bordi. La sua dimensione e i contrasti cromatici impressionano anche a distanza, e osservandolo si percepisce subito l’energia termale che alimenta tutto il sistema. Ogni pozza, ogni fessura di vapore, mostra chiaramente la potenza della natura in Yellowstone.

Jonathan Giovannini
"Essere un fotografo wild life per me significa entrare in simbiosi con il mondo naturale, rispettarlo e rappresentarlo nel suo stato più puro."
Orsi grizzly e neri, lupi solitari, bisonti maestosi, cervi e alci: tutti hanno un ruolo preciso nell’ecosistema, e ogni incontro è un privilegio. Il sole filtrava tra le creste rocciose, tingendo di rame le pareti della valle, quando un movimento catturò il nostro sguardo: un grizzly. L’orso era più vicino di quanto pensassimo, circa 50 metri, e si incamminava nella nostra direzione con passo lento ma deciso. A un certo punto si alzò sulle zampe posteriori, scrutando la valle, probabilmente insospettito da un rumore proveniente dall’altro lato. Per un attimo sembrava che la scena fosse stata messa in pausa: l’orso in piedi, immobile, osservava attentamente ogni dettaglio per comprendere meglio l’ambiente circostante. Questo comportamento è tipico degli orsi, che si alzano per compensare una vista poco sviluppata e avere un punto di osservazione più alto. Dopo qualche istante, l’orso tornò sui suoi passi, sfilandoci di lato e riprendendo il suo percorso. Poche ore dopo, lungo una radura più lontana, ci siamo imbattuti in un orso nero. Più piccolo e agile, ci osservò per un istante, curioso, concedendosi per qualche foto prima di sparire nel sottobosco. In quei momenti non eravamo spettatori né protagonisti: semplicemente presenti, a osservare e muoverci con cautela, rispettando un equilibrio che esiste da molto prima di noi.
Yellowstone insegna a muoversi con discrezione. I suoni del parco sono pochi, ma rivelatori: un fruscio tra i cespugli, il richiamo di un'aquila o il passo attento di un coyote rivelano la vita nascosta della valle. Non c'è rabbia, non c’è vendetta: ogni predazione, ogni caccia, fa parte della legge invisibile della natura. Vedere un coyote sparire tra l’erba alta o un'aquila librarsi contro il cielo è un promemoria della potenza e della libertà di questo mondo. Una mattina di ottobre, appena prima dell’alba, abbiamo sentito il richiamo dei wapiti, classico del periodo degli amori. Il loro verso si propagava tra gli alberi come un flauto che suona da lontano, chiaro e vibrante, riempiendo l’aria di una melodia molto affascinante. Camminando in silenzio nella foschia abbiamo guadagnato uno spot adatto per scattare qualche foto senza essere notati dagli animali.
Yellowstone è un parco di contrasti: il calore dei geyser si alterna al freddo delle albe, la lentezza dei bisonti si oppone all’agilità dei coyote, il silenzio delle foreste è rotto dai suoni improvvisi della fauna. Tutto contribuisce a un equilibrio che esiste da millenni e non ammette errori. Abbiamo incontrato un alce maschio, anch’esso nel pieno del periodo degli amori. L’animale era enorme, con corna impressionanti e un portamento maestoso. Può raggiungere fino a 2,3 metri al garrese, circa 3 metri di altezza totale: grande, imponente e sorprendente al primo avvistamento. Si muoveva lentamente, quasi goffo, ma in un attimo era pronto a scattare o a diventare aggressivo per difendere il suo harem. Spesso viene considerato pericoloso proprio per dimensioni e carattere istintivo, ma rimane uno degli animali più affascinanti da osservare e fotografare. Essere testimoni di questi momenti, anche fugaci, regala emozioni autentiche, impossibili da riprodurre in città o in esperienze artificiali.
Dopo oltre 4.000 km tra foreste, vallate e scenari incredibili, la vera ricompensa non era contare gli animali avvistati o i panorami fotografati, anche perché ne abbiamo visti davvero tanti. Durante l’ultimo giorno, tornando verso la valle principale, ci siamo fermati su una piccola collina per osservare un gruppo di bisonti al tramonto. La luce calava lentamente e il loro manto, insieme al paesaggio circostante, si tingeva di sfumature calde e intense. Abbiamo passato diversi minuti a guardarli muoversi, osservando come interagivano tra loro senza fretta. Spesso si muovono in gruppo, permettendo di riconoscere facilmente i piccoli, le femmine e i maschi, indubbiamente i più grandi e maestosi. Tornare a valle significava semplicemente portare con sé questo ritmo: muoversi con più attenzione e osservare la natura con calma, senza lasciarsi distrarre dalla fretta.
