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Matteo Righetto e il nuovo impegno del CAI

AKU è da sempre vicina a chi vive la montagna, a chi la protegge, a chi la racconta. Matteo Righetto è scrittore, filosofo della montagna e Presidente della Sezione CAI di Livinallongo e Colle Santa Lucia. Gli abbiamo chiesto dove sia nato il suo amore perla montagna, cosa voglia dire oggi guidare una Sezione CAI nel cuore delle Dolomiti e quali siano le sfide più urgenti.

AKU: Quando hai capito che la montagna sarebbe stata la tua vita? 

Matteo: Ho iniziato a frequentare la montagna che ancora non sapevo camminare. Salivo tra vallate e vette sulla schiena di mio padre, il primo e vero maestro d'alpinismo della mia vita. Da quando ho messo i piedi a terra non mi sono più fermato. È stata la montagna a scegliere me e non viceversa. L'ho capito, percepito, intuito da subito. Lì ero sempre e realmente me stesso, felice, in pace col mondo. Stare tra le crode, i boschi, respirare l'aria sottile, conoscere e apprezzare le culture alpine mi ha sempre fatto sentire a casa. Spesso da piccoli ci viene chiesto cosa vogliamo fare da grandi, ma nessuno ci chiede mai dove vorremmo vivere, quale sia il luogo che ci fa stare meglio. Per me questo luogo sono sempre state le montagne, e in particolare le Dolomiti. 

AKU: Cosa significa oggi essere Presidente di una Sezione CAI? 

Matteo: Sono stato eletto nel 2023 e ora sono al secondo mandato. Una volta divenuto Presidente ho subito cercato di spostare l'attenzione da un concetto classico dell'alpinismo, inteso come arrampicata, impresa sportiva, performance, a una nuova idea di cosa significhi oggi questa parola in tutte le sue declinazioni. In questo momento siamo nel pieno di profondi cambiamenti climatici, geografici, ecologici, turistici, sociali e culturali. Impegnarsi nel CAI e fare alpinismo significa anzitutto contrastare i fenomeni e i comportamenti che danneggiano l'ambiente alpino. E significa ricordare la cultura delle genti che con dignità e spirito di resistenza, sulle Dolomiti, vivono da sempre. Alpinismo oggi dovrebbe essere questo: cercare proposte, ponti e sintesi tra un modo nuovo di andare in montagna e la tutela degli aspetti naturalistici e culturali. A partire dal contrasto allo spopolamento.

AKU: Quali sono le sfide più urgenti per il territorio dolomitico? 

Matteo: Il turismo di massa nei rifugi a tutte le quote, il traffico sui passi dolomitici, l'impatto delle infrastrutture che supportano l'industria del turismo, la crisi delle tradizionali attività rurali delle Terre Alte. Sono tutte sfide enormi. Il CAI deve riconoscersi come primo attore di una proposta educativa e culturale. L'invito alla prudenza, alla sicurezza, al rispetto dell'ambiente e di chi vi abita, il sostegno alle attività rurali dei residenti, il contrasto all'overtourism e alla visione della montagna solo come luogo dal quale trarre profitti economici. 

AKU: Qual è secondo te il ruolo di chi abita la montagna? 

Matteo: Il fenomeno dell'overtourism è certamente causato dai turisti ma anche da chi si ostina a richiamare quel tipo di turismo. Sostenere le genti di montagna non significa scagionarle dalle responsabilità che affliggono la loro terra, ma dar loro un ruolo attivo per cercare soluzioni. Perché le montagne appartengono prima di tutto a chi le ama e le cose si risolvono assumendosi ognuno le proprie responsabilità. Solo sentendosi tutti coinvolti in una serie di azioni e partecipazioni collettive possiamo davvero affrontare e risolvere queste problematiche. 

AKU: Cosa serve per il futuro? 

Matteo: Per me è importante fare. Con responsabilità e volontà. Pensare, proporre soluzioni, condividerle e poi scarponi a terra e lavorare! È così che si affrontano le sfide. È così che si costruisce il futuro delle nostre montagne. 

Chi è Matteo Righetto

Scrittore e filosofo della montagna, è Presidente della Sez. Livinallongo-Colle Santa Lucia del Club Alpino Italiano. Autore di numerosi saggi e opere letterarie di successo internazionale, vive tra Padova, sua città natale, e Colle Santa Lucia (Belluno), nel cuore delle Dolomiti. Un luogo che influenza profondamente la sua produzione letteraria dedicata alla montagna e al rapporto tra uomo e natura. È inoltre autore del film "Per silenzio e vento", in concorso al Trento Film Festival 2026.