Il deserto del Gobi
L’arrivo nel Gobi è stato sicuramente uno dei momenti più attesi del viaggio.
Prima di partire associavo inevitabilmente la parola deserto alla sabbia. Una volta arrivati lì ci siamo resi conto che il Gobi è molto più vario: rocce, terra, montagne, pianure e poi, improvvisamente, le dune. Camminare sulla sabbia è stato molto diverso da tutto quello che avevamo fatto nei giorni precedenti. Ogni passo affonda, il terreno continua a muoversi sotto i piedi e anche una salita che da sotto sembra piuttosto semplice diventa più lunga del previsto.
Arrivati in cima, però, ci siamo fermati. Davanti avevamo quasi solamente sabbia e, molto più lontano, le montagne.
Avevo la macchina fotografica con me, ma non c’era bisogno di correre da una parte all’altra alla ricerca di qualcosa da fotografare. La cosa più interessante era aspettare. Bastavano pochi minuti perché la luce cambiasse e lo stesso paesaggio assumesse un aspetto diverso.
Le montagne, i laghi e il silenzio
Una delle cose che mi ha sorpreso di più della Mongolia è stata la varietà dei paesaggi.
Durante il viaggio siamo passati dalle zone aride del Gobi al verde, alle montagne, alle vallate e ai laghi. Ci capitava di svegliarci circondati dall’erba e ritrovarci poche ore dopo in un ambiente completamente diverso.Non sapere esattamente cosa avremmo trovato durante la giornata era diventato normale. Poi c’era il silenzio.
La sera, quando arrivavamo al campo, bastava allontanarsi di qualche metro dalla ger per non sentire quasi più niente. Nessun rumore costante in sottofondo. Soltanto il vento. Alcune sere siamo rimasti fuori a guardare il cielo senza fare molto altro. Ed è una delle poche cose di questo viaggio che, riguardando le fotografie, faccio ancora fatica a ritrovare davvero nelle immagini.
Le famiglie nomadi
Se dovessi scegliere uno degli aspetti che più hanno segnato questo viaggio, probabilmente sceglierei gli incontri con le persone.
Durante i sedici giorni abbiamo avuto la possibilità di conoscere alcune famiglie nomadi e trascorrere del tempo con loro. Entrare in una ger per la prima volta è particolare. Vista da fuori sembra una struttura estremamente semplice. Dentro trovi la stufa, il cibo, i tappeti, gli oggetti utilizzati tutti i giorni e una casa organizzata intorno a un modo di vivere molto diverso dal nostro. Gli animali sono ovunque e fanno parte della quotidianità delle famiglie: cavalli, capre, pecore, cammelli e cani. Anche fotografare le persone in un contesto del genere richiede un approccio diverso.
Non avevo voglia di arrivare, fare una fotografia e andare via. Preferivo aspettare un po’, osservare quello che succedeva e lasciare che le persone si abituassero alla nostra presenza. Non parlavamo la stessa lingua e spesso non serviva nemmeno farlo. A volte bastava sorridere o mostrare sul display della macchina fotografica la foto che avevo appena scattato.
Sono momenti molto semplici, ma sono anche quelli che ricordo più facilmente pensando al viaggio.